Manifesto politico Modena Pride 2026

Nel 2026 Modena e la sua provincia tornano a farsi sentire:

il 20 giugno 2026 avrà luogo il terzo Modena Pride, radicato nel territorio modenese e aperto a tuttə.

Nel 2019, Modena ha accolto, per la prima volta nella sua storia, un Pride dal forte significato politico e sociale, amplificato da 25.000 corpi che ne hanno attraversato le vie.

Nel 2024 abbiamo percorso le strade della città per rivendicare nuovamente i diritti che ci spettano: il Pride è un’occasione di celebrazione dell’orgoglio e di rivendicazione di diritti della comunità LGBTQIA+, in cui ogni soggettività si unisce alle altre per la valorizzazione di ogni identità.

Oggi, nel 2026, torniamo con rabbia e desiderio per rivendicare diritti, visibilità e autodeterminazione.

Le nostre lotte non sono finite, i diritti della comunità LGBTQIA+ sono messi continuamente in discussione.

Non importa se si è persone eterosessuali, omosessuali, lesbiche, bisessuali, asessuali/aromantiche, intersessuali, cisgender, transgender, neurodivergenti, grasse, con disabilità, sieropositive, di qualsiasi sensibilità politica, età, assetto relazionale: i diritti e le libertà fondamentali devono valere per chiunque.

Lottiamo  contro  patriarcato,  sessismo,  misoginia  e omo-lesbo-bi-trans-intersex-a-negatività, in chiave trans-femminista ed intersezionale, perché diritti o sono di tuttə o si chiamano privilegi.

Il Modena Pride 2026 è antifascista, contro il razzismo, il colonialismo e i genocidi presenti e passati, antimilitarista, solidale con il popolo palestinese, per la giustizia climatica antiabilista.

Siamo   corpi,   siamo   anime,   siamo   menti.             

Siamo  sentimenti, persone, esseri viventi e, come diceva Marielle Franco, “Siamo fiori che rompono l’asfalto”. Siamo corpi politici che sfidano le norme, che resistono e che esistono nonostante i tentativi di cancellazione.

Rompiamo l’asfalto di una società cis-etero-patriarcale che ci opprime, che ci vuole ai margini, che ci vuole nell’ombra! Noi pretendiamo il diritto di risplendere alla luce del sole con le nostre esistenze.

Siamo le anime che vivono in provincia e che, costrette a scappare per essere libere, con forza, rivendicano tutele per non essere discriminate. Per tutte le persone che hanno paura di essere sé stesse e uscire allo scoperto, reclamiamo uno spazio sicuro, pubblico, in cui rivendicare uguaglianza.

Vogliamo una Modena che sia punto di riferimento per chi non trova spazi sicuri, un territorio capace di offrire reti, tutela, formazione e opportunità, che non si limiti a dichiararsi inclusivo, ma che misuri le proprie politiche pubbliche sulla capacità concreta di contrastare le discriminazioni e garantire autodeterminazione.

È sin dall’insediamento di questo governo fascista, nel 2022, che è iniziata una vera e propria offensiva nei confronti delle famiglie omogenitoriali, con il preciso intento di delegittimare la genitorialità delle persone LGBTQIA+. Dapprima con la circolare del Ministro dell’Interno Piantedosi, che poneva di fatto divieto a sindac* di registrare il genitore intenzionale all’anagrafe, poi la battaglia si è spostata nelle aule di giustizia, con le ripetute impugnazioni da parte delle Procure degli atti di nascita già costituiti (emblematico il caso di Padova, con oltre 30 atti di nascita coinvolti) ed è culminata con l’approvazione, nell’ottobre 2024, della legge Varchi, che ha reso la gestazione per altre persone reato universale, anche se condotta in paesi in cui è regolamentata. Una legge dal chiaro impianto ideologico, studiata e fortemente voluta dalla maggioranza per punire le coppie di aspiranti padri.

Tra maggio 2024 e maggio 2025 in Italia sono stati registrati 110 crimini d’odio e discriminazioni contro persone LGBTQIA+.

Nel frattempo, secondo la Rainbow Map 2025 di ILGA-Europe, l’Italia si è posizionata 35ª su 49 paesi del continente europeo, appena sopra l’Ungheria e dietro a Grecia, Cipro e Albania.

Nell’arco degli ultimi mesi, anche il territorio modenese ha registrato diversi episodi di discriminazione e violenza verso le persone LGBTQIA+. I casi seguenti, documentati dai media, rappresentano solo la punta dell’iceberg: non possiamo ignorare il fenomeno sommerso, fatto di innumerevoli esclusioni sociali, microaggressioni e discriminazioni quotidiane che restano invisibili ma che incidono profondamente sulla vita delle persone.

Ad agosto 2025, un grave caso di hate speech online di matrice lesbofobica ha colpito Arcigay Modena: migliaia di commenti, denigratori, sessualizzanti e oggettificanti, intrisi di misoginia e di odio verso le persone saffiche, sono stati pubblicati su Facebook in risposta ad un post di promozione di “SaffichiaMO!”, Forum Lesbico nazionale organizzato dall’associazione.

A settembre, a Sorbara, nel Comune di Bomporto, si è verificata un’aggressione verbale e fisica queerfobica, la quale ha suscitato preoccupazione nella comunità locale e spinto l’amministrazione comunale a condannare pubblicamente ogni forma di violenza anti-LGBTQIA+.

In ottobre 2025, a Modena, due donne sono state state prese di mira con insulti apertamente lesbofobici in zona Centro Commerciale La Rotonda mentre si abbracciavano, e un sedicenne è stato aggredito fisicamente in via Canalino da un gruppo di coetanei al suono di insulti omofobi, episodio che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine.

Infine, il 13 gennaio 2026, nel centro di Modena, Francesco Cavicchioli è stato rapinato e vittima di un’aggressione a sfondo omofobo: mentre rientrava a casa in bicicletta, due persone lo hanno fatto cadere e, a seguire, percosso, rubandogli portafoglio e collana, accompagnando il tutto con insulti omofobi.

Quelli citati, diversi tra loro per tipologia e relative dinamiche - dall’odio online alle aggressioni verbali e fisiche nello spazio pubblico - costituiscono severi, veri e propri discorsi e crimini di odio a danno delle persone LGBTQIA+ che riflettono l’inasprirsi, anche a livello locale, dell’omo-lesbo-bi-trans-intersex-a-fobia apertamente promossa da un corrente Governo apertamente anti-LGBTQIA+.

Tuttə insieme gridiamo precise richieste!

 

I - Alle istituzioni della città e della provincia di Modena chiediamo:

  • il sostegno all’apertura di una casa di accoglienza per persone LGBTQIA+, con percorsi di assistenza e inserimento;
  • eventi di formazione sull’accoglienza e il rispetto delle persone LGBTQIA+ per tutte le persone operatrici a contatto con il pubblico, in particolare negli ambiti dei servizi sociali e demografici, polizia locale, strutture sportive, accoglienza migranti;
  • il monitoraggio, la raccolta e la pubblicazione di dati aggiornati e accessibili in merito a discriminazioni, discorsi e crimini d’odio a danno delle persone LGBTQIA+.

 

II - Alla Regione Emilia-Romagna chiediamo:

  • una piena attuazione della legge regionale 15/2019 contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale e/o dall'identità di genere;
  • il sostegno finanziario alle case di accoglienza LGBTIQIA+, rivolte a persone discriminate dalla propria famiglia d'origine e a persone migranti, e a progetti pilota di Centri Anziani LGBTQIA+;
  • un coordinamento regionale di scambio di buone prassi tra le province per le iniziative di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, con una facilitazione di accesso ai test e alle terapie anche per chi vive lontano dagli ospedali;
  • il rafforzamento dell’Osservatorio                  regionale sull’omo-lesbo-bi-trans-intersex-afobia, una maggior sinergia tra attori significativi del territorio e l'implementazione delle azioni connesse alla rete R.E.A.DY.

III - Alle forze politiche chiediamo:

  • pari dignità e diritti per tutte le identità e soggettività, in attuazione dell'art. 3 della Costituzione;
  • una legge contro discriminazioni, discorsi d’odio e crimini d’odio per orientamento affettivo-sessuale e identità di genere, in modo che i reati a sfondo omo-lesbo-bi-trans-intersex-afobico abbiano l'aggravio di pena che spetta loro, come quelli motivati da odio religioso o razziale;
  • il divieto delle pratiche di conversione, volte a modificare, reprimere o sopprimere orientamento affettivo-sessuale, identità e/o espressione di genere delle persone LGBTQIA+. A causa della loro natura discriminatoria, degradante, dannosa e fraudolenta, tali pratiche sono equiparabili alla tortura;
  • il divieto di interventi chirurgici non vitali di riassegnazione binaria di sesso biologico su persone infanti intersex in possesso di caratteristiche sessuali intermedie. È essenziale che ogni persona possa decidere in autonomia sul proprio corpo, una volta raggiunta un’età in cui la medesima sia pienamente in grado di esercitare il diritto all’autodeterminazione e di fornire un consenso informato rispetto a eventuali trattamenti medici e/o chirurgici;
  • il matrimonio egualitario. Le unioni civili hanno rappresentato una risposta, tardiva e parziale, alle esigenze delle coppie LGBTQIA+ in Italia. La piena uguaglianza e la rimozione della discriminazione istituzionale si ottengono solo estendendo il matrimonio, con tutti i suoi diritti e doveri, anche alle coppie dello stesso genere;
  • una riforma della legge sulle adozioni, perché ogni bambinə possa trovare una casa e una famiglia anche presso persone singole e coppie omogenitoriali;
  • l'immediata abrogazione della Legge Varchi, che ha reso la gestazione per altre persone (GPA) “reato universale”, perseguendo i cittadini (e le cittadine) italiani anche laddove tale pratica è legalmente regolamentata. Si tratta di un provvedimento dal chiaro impianto ideologico, volto a colpire deliberatamente le coppie di padri e a criminalizzare, ancora una volta, le famiglie omogenitoriali;
  • una legislazione sulla GPA su base etica e solidale, in modo da rendere possibile la genitorialità a tutte le persone;
  • una riforma organica del diritto di filiazione che riconosca pienamente entrambe le figure genitoriali nelle famiglie omogenitoriali, senza discriminazioni tra coppie di madri e coppie di padri. La recente pronuncia della Corte Costituzionale (sentenza n. 68/2025) ha già sanato l'illegittimità del divieto di riconoscimento per le madri intenzionali; ora è dovere della politica superare una discrepanza giuridica non più tollerabile in uno Stato di diritto;
  • una legge sui percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA), che consenta l’accesso a tali tecniche sia alle donne single che alle coppie di donne;
  • una riforma della Legge n. 164/1982, ovvero l’adozione di una normativa, che garantisca alle persone trans* l’accesso alla rettifica anagrafica sulla base esclusiva della loro piena autodeterminazione, senza richiedere un percorso medicalizzato di affermazione di genere né certificazioni giudiziarie.
  • una sanità, informata e formata, di genere e sensibile alle necessità specifiche delle persone LGBTQIA+: una sanità che difenda il diritto all’aborto, sancito dalla legge n. 194/1978, e che garantisca che la salute riproduttiva non sia soggetta ad interferenze ideologiche, promuovendo la piena e libera autodeterminazione dei corpi. Una sanità tangibilmente attenta alle differenze ed autenticamente inclusiva, capace di fare fronte ai bisogni delle persone LGBTQIA+ attraverso servizi mirati.
  • una semplificazione delle procedure di accesso alle terapie ormonali sostitutive per le persone trans*, al fine di garantire un accesso più equo e inclusivo ai farmaci attraverso la sanità pubblica. Chiediamo, inoltre, l'adozione uniforme sul territorio nazionale delle ultime linee guida del WPATH e dell'inclusione definitiva delle identità non binarie.
  • tutela della salute delle persone minori trans* e gender variant e pieno riconoscimento del loro diritto alla autodeterminazione. La vergognosa proposta di legge Roccella-Schillaci vuole subordinare l’accesso delle giovani persone ai servizi del Sistema Sanitario Nazionale, alla diagnosi (ormai obsoleta) di “disforia di genere”, rendendo inaccessibili le terapie salvavita e istituendo un registro nazionale con dati sensibili, personali e clinici, ovvero un vero e proprio fenomeno di schedatura.
  • l'adozione della carriera Alias in tutti gli istituti scolastici e universitari, con linee guida univoche e con la chiara consapevolezza della sua natura di strumento di tutela immediata, necessariamente temporaneo e non sostitutivo di una riforma di una legge riguardante la rettifica anagrafica.
  • la garanzia di progetti di educazione sessuo-affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, a partire dalle scuole d’infanzia, come strumento di contrasto e prevenzione di bullismo, discriminazioni e violenze a matrice omo-lesbo-bi-trans-intersex-afobica, violenza di genere e di promozione di una cultura del consenso che permetta alle giovani persone di maturare consapevolezza e che possa valorizzare le diversità. Il bavaglio proposto dai Disegni di Legge Valditara, Sasso, Amorese si pone in netto contrasto, puntando ad indebolire l’autonomia delle scuole nei percorsi di educazione ai sentimenti, alle relazioni ed all’affettività, introducendo il consenso informato da parte dei genitori e vietando di fatto i progetti nelle scuole d’infanzia e primaria.

I diritti non sono concessioni temporanee né strumenti di propaganda. Sono principi costituzionali che richiedono attuazione concreta.

Chiediamo alla politica, alle istituzioni e alla società civile di assumersi la responsabilità di garantire uguaglianza sostanziale, non solo formale.

Il Modena Pride 2026 non è soltanto una manifestazione: è una richiesta chiara di coerenza democratica.

Perché i diritti o sono di tuttə o non sono diritti. E su questo non arretriamo.

Il Modena Pride 2026 è organizzato da Arcigay Modena “Matthew Shepard”, in collaborazione con AGEDO Bologna per l’Emilia, Cliché Modena, Famiglie Arcobaleno, Orgoglio Bisessuale, e con il supporto di Cosmo Night, Rebel, Taco Rosa e ulteriori realtà modenesi.